lunedì 18 marzo 2013

Lunedì di Passione!

LUNEDÌ DELLA SETTIMANA DI PASSIONE

La Stazione è a Roma, nella chiesa di S. Crisogono, il "titulus Chrysogoni" del 499, dove molto per tempo si venerò il Martire omonimo d'Aquileia, vittima della persecuzione di Diocleziano, nel 303. Il suo nome è inserito nel Canone della Messa.


EPISTOLA (Gn 3,1-10). - In quei giorni: Il Signore parlò di nuovo a Giona profeta e gli disse: Alzati e recati di nuovo a Ninive, la grande città; e nella medesima predica tutto quello che ti dico io: Giona si mosse e andò a Ninive, secondo l'ordine del Signore. Or Ninive era una città grande, di tre giorni di cammino. Giona cominciò a penetrare in città, camminando per una giornata, e si mise a gridare e a dire: Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta. I Niniviti credettero a Dio, e ordinarono il digiuno, e si vestirono di sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la cosa al re di Ninive, egli s'alzò dal suo trono, depose le sue vesti, indossò il sacco e si gettò sulla cenere. E fu pubblicato e posto in Ninive quest'ordine fatto dal re e dai suoi principi: Uomini e bestie, bovi e pecore, non tocchino niente, non vadano al pascolo, non bevano acqua. Si copran di sacco gli uomini e gli animali, e gridino con tutta forza al Signore; si converta ciascuno dalla sua cattiva vita e dalle sue opere malvagie. Chi sa che Dio non muti sentenza e ci perdoni; e, cessata l'ira sua furibonda, non ci faccia più perire? E Dio notò tutto quello che facevano, e come s'erano convertiti dalla loro cattiva vita; e il Signore Dio nostro ebbe compassione del suo popolo.


Penitenza di Ninive.

La santa Chiesa ci mostra oggi questo fatto per rianimarci di zelo nella via della penitenza. Una città data all'idolatria, una capitale superba e voluttuosa ha meritato il castigo della collera celeste. Dio sta per travolgerla sotto i colpi della sua vendetta; ancora quaranta giorni, e Ninive crollerà sui suoi abitanti. Ma che cosa è sopravvenuto? La minaccia del Signore non s'è più adempiuta, e Ninive è stata risparmiata. Un popolo infedele s'è ricordato di Dio, dopo averlo dimenticato; ha gridato al Signore, s'è umiliato, ha digiunato; e la Chiesa conchiude la narrazione del Profeta con le parole: "Ed il Signore Dio nostro ebbe compassione del suo popolo". Un popolo pagano era divenuto popolo del Signore, perché aveva sentito la voce del Profeta ed aveva fatto penitenza; Il Signore aveva stretto alleanza con una sola nazione; ma non disdegnava gli omaggi delle altre, che rinunciando ai loro idoli, confessavano il suo santo nome e dichiaravano di volerlo servire. Noi qui costatiamo l'efficacia della penitenza del corpo unite a quella del cuore capace di piegare lo sdegno celeste: quanto dobbiamo dunque apprezzare le pratiche che impone in questi giorni la Chiesa, e come dobbiamo riformare la falsa idea d'una spiritualità razionalista e rilassata che potrebbe essersi infiltrata in noi!


Lezione di confidenza.

Questa lettura era nello stesso tempo un motivo di speranza e di fiducia per i Catecumeni, prossimi all'iniziazione. Essi v'imparavano a conoscere la misericordia del Dio dei cristiani, le cui minacce sono così terribili, ma che non sa resistere al pentimento d'un cuore che rinuncia al peccato. Venuti dal paganesimo, da questa Ninive profana, imparavano da questo fatto che il Signore, anche prima d'inviare il suo Figliolo in questo mondo, voleva che tutti gli uomini fossero suo popolo; e pensando alle difficoltà che avevano dovuto vincere i loro padri per accogliere la grazia offerta loro, e perseverare in essa, benedicevano il Dio Salvatore, il quale, con la sua incarnazione, il suo sacrificio, i suoi Sacramenti e la sua Chiesa, ci ha messo così a portata di mano la salute, di cui egli è l'unica sorgente, sia per il mondo antico che per il nuovo. Anche i pubblici Penitenti attingevano da questa lettura un nuovo incoraggiamento a sperare nel perdono. Dio ebbe misericordia di Ninive, città peccatrice e condannata; si degnerà dunque gradire anche la loro penitenza, ed arresterà, in loro favore, il braccio della sua giustizia.


VANGELO (Gv 7,32-39). - In quel tempo: I prìncipi e i farisei mandarono delle guardie a prendere Gesù. Allora Gesù disse loro: Ancora per poco tempo sono con voi, e vado da chi mi ha mandato. Mi cercherete e non mi troverete; e dove io sono non potete venire. Dicevano perciò tra di loro i Giudei: Dove mai andrà, che noi non lo troveremo? Andrà forse ai dispersi tra le nazioni, ad insegnare ai pagani? Che significa questo suo dire: Voi mi cercherete e non mi troverete e dove son io non potete venire? Poi nell'ultimo gran giorno della festa, Gesù, levatesi in piedi, disse ad alta voce: Chi ha sete venga a me e beva. Dal seno di chi crede in me, come dice la Scrittura, scaturiranno fiumi d'acqua viva. Diceva questo dello Spirito, che dovevano ricevere coloro che avrebbero creduto in lui.

Timore dell'indurimento.

I nemici del Salvatore non s'accontentarono di lanciar pietre contro di lui; oggi vogliono sottrargli la libertà, e mandano soldati ad impadronirsi di lui. In questa circostanza Gesù non crede opportuno fuggire; ma quale terribile parola pronuncia al loro indirizzo! "Vado da chi mi ha mandato; mi cercherete e non mi troverete, e dove io sono non potete venire". Dunque il peccatore che per tanto tempo ha abusato della grazia, può, in punizione della sua ingratitudine e del suo disprezzo, non ritrovare più il Salvatore, dal quale ha voluto distaccarsi. Umiliato dalla mano di Dio, Antioco pregò; ma non fu esaudito. Dopo la morte e la risurrezione di Gesù, mentre la Chiesa gettava le sue radici nel mondo; i Giudei crocifissori del Cristo andavano a cercare il Messia in tutti gl'impostori che allora si levavano nella Giudea causando le sommosse che portarono Gerusalemme alla rovina. Assediati d'ogni parte dalla spada dei Romani e dalle fiamme dell'incendio che divorava il tempio e le case, essi gridavano verso il cielo, supplicando il Dio dei loro padri a mandare, secondo la sua promessa, l'atteso liberatore; e neppure immaginavano che questo liberatore s'era già mostrato ai loro padri, anzi a molti di loro, che l'avevano ucciso, e che gli Apostoli avevano già portato il suo nome agli ultimi confini della terra. Attesero ancora, fino al momento in cui la città deicida s'abbatté su quelli che non furono passati dalla spada del vincitore; gli altri che sopravvissero furono condotti a Roma per ornare il trionfo di Tito. Se si fosse loro chiesto chi aspettavano, certamente avrebbero risposto che aspettavano il Messia. Vana attesa: il momento era passato. Temiamo che la minaccia del Salvatore non si compia in molti di coloro che lasceranno ancora passare la Pasqua senza convertirsi al Dio di misericordia; e preghiamo, intercediamo, affinché non cadano in mano alla giustizia, che non riuscirebbe più a piegare un loro tardivo ed assai imperfetto pentimento.


L'acqua viva.

Proseguendo nella narrazione evangelica, ci vengono suggeriti pensieri più confortanti. Anime fedeli ed anime penitenti, ascoltate; è a voi che parla Gesù: "Chi ha sete venga a me e beva". Ricordate la preghiera della povera Samaritana? "Signore, diceva, dammi sempre di quest'acqua". Quest'acqua è la grazia divina: attingete abbondantemente allefonti del Salvatore predette dal Profeta (Is 12,3). Quest'acqua restituisce la purezza all'anima contaminata, la forza dell'anima debole, l'amore a chi si sente tiepido. Anzi il Salvatore aggiunge: "Dal seno di chi crede in me scaturiranno fiumi d'acqua viva", perché discenderà lo Spirito Santo, nel fedele, il quale potrà riversare sugli altri la grazia che ha ricevuto nella sua pienezza. Con quale santa gioia il Catecumeno sentiva leggere queste parole che gli promettevano che avrebbe potuto dissetarsi alla divina fonte! Il Salvatore ha voluto essere tutto per l'uomo rigenerato: la Luce che rischiara le sue tenebre, il Pane che lo nutre, la Vigna che gli offre il ceppo della vite, infine l'Acqua zampillante che ristora i suoi ardori.


PREGHIAMO

Concedi, o Signore, al tuo popolo la salute dell'anima e del corpo; affinché perseverando nelle buone opere, meriti di essere sempre difeso dalla tua protezione.



da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 644-647