giovedì 21 marzo 2013

Giovedì di Passione!



GIOVEDÌ DELLA SETTIMANA DI PASSIONE


La Stazione è, a Roma, nella chiesa di S. Apollinare, primo Vescovo di Ravenna e Martire.


LETTURA (Dn 3,25,34-45). - In quei giorni: Azaria pregò il Signore, dicendo: Signore, Dio nostro, non ci abbandonare per sempre; te ne scongiuriamo per amore del tuo nome, non distruggere il tuo testamento; non ritirare da noi la tua misericordia, per amore d'Abramo tuo amico, d'Isacco tuo servo, d'Israele tuo santo, ai quali parlasti, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come l'arena ch'è sul lido del mare. Ed ora invece, o Signore, noi siamo divenuti più piccoli di qualunque altra nazione, ora siamo annichiliti per tutta la terra a causa dei nostri peccati. Ora non abbiamo più né principe, né capo, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né oblazione, né incenso, né luogo per presentarti le primizie e trovar la tua misericordia. Ma ricevici col cuore contrito e con lo spirito umiliato. Come un olocausto d'arieti e di tori; come un sacrificio di mille pingui agnelli, così sia il nostro sacrificio oggi nel tuo cospetto e ti sia gradito, giacché non possono star confusi quelli che in te confidano. Ed ora ti seguitiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo la tua faccia. Fa' che non restiamo confusi; trattaci secondo la tua benignità, secondo la grandezza della tua misericordia, salvaci coi tuoi prodigi, e glorifica, o Signore, il tuo nome. Sian confusi tutti coloro che minacciano i tuoi servi, sian confusi con tutta la tua potenza, sia annientata la loro fortezza, e conoscano che tu sei il Signore, il solo Dio, il glorioso sopra tutta la terra, o Signore Dio nostro.

L'idolatria.

Così Giuda, prigioniero in Babilonia, effondeva i suoi voti al Signore per bocca d'Azaria. La desolazione in Sion era giunta al colmo, privata com'era del suo popolo e delle sue celebrazioni; i suoi figli erano stati portati sopra una riva straniera, per morirvi uno dopo l'altro fino al settantesimo anno d'esilio; dopo di che Dio si sarebbe ricordato di loro e li avrebbe ricondotti a Gerusalemme per la mano di Ciro. Solo allora avrebbero potuto ricostruire il secondo tempio, che avrebbe visto il Messia. Quale delitto aveva dunque commesso Giuda per essere sottoposto ad una tale espiazione? Si era prostituito all'idolatria, rompendo il patto che lo legava al Signore. Tuttavia il suo delitto fu cancellato con la prigionia d'un limitato numero di anni; per cui Giuda, tornato alla terra dei padri, non s'abbandonò più al culto dei falsi dei. Era mondo d'idolatria, quando il Figlio di Dio venne ad abitare in mezzo a lui.


Il deicidio.

Ma non erano trascorsi quarant'anni dopo l'Ascensione di Gesù, che Giuda ritornava sul cammino dell'esilio; e non già portato schiavo in Babilonia, ma, dopo grandi massacri, disperso in tutte le nazioni della terra. Ora, non più da settant'anni, ma da diciannove secoli Giuda non ha più "principe, né capo, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né tempio". Deve, perciò, avere perpetuato un delitto ben più grande dell'idolatria, se dopo una sì lunga catena di sciagure ed umiliazioni, la giustizia del Padre non è ancora placata! Infatti, il sangue versato dal popolo giudeo sul Calvario non era solamente il sangue d'un uomo; era il sangue d'un Dio!


Castigo e conversione.

È bene che tutta la terra lo sappia e lo comprenda, solo nel costatare il castigo dei carnefici; e tale immensa espiazione d'un delitto infinito dovrà continuare fino agli ultimi giorni del mondo: solo allora il Signore si ricorderà d'Abramo, d'Isacco e di Giacobbe, facendo scendere su Giuda una grazia straordinaria, tale, che il suo ritorno consolerà la Chiesa afflitta dalla defezione di moltissimi suoi figli. Lo spettacolo d'un intero popolo, colpito da maledizione in tutte le sue generazioni, per aver crocifisso il Figlio di Dio, fa riflettere il cristiano, che in tal modo impara a conoscere quanto è terribile la divina giustizia; e come il Padre domanderà conto del sangue del Figliol suo, fino all'ultima goccia, a coloro che l'avranno versato. Affrettiamoci a lavare in questo sangue prezioso il marchio di complicità che abbiamo avuto coi Giudei, e, con una totale conversione, imitiamo quelli fra loro che di tanto in tanto vediamo separarsi da quel popolo e venire al Messia: le sue braccia sono allargate sulla Croce per ricevere tutti quelli che si convertono a lui.


VANGELO (Lc 7, 36-50). - In quel tempo: Uno dei Farisei pregò Gesù d'andare a desinare da lui. Ed entrato in casa del Fariseo, prese posto su un divano a tavola. Ed ecco una donna che era conosciuta nella città come peccatrice, appena seppe che egli era a mangiar in casa del Fariseo, portò un alabastro d'unguento; e stando ai piedi di lui, cominciò a bagnare i piedi, e coi capelli del suo capo li asciugava, e li baciava e li ungeva d'unguento. Vedendo ciò il Fariseo che l'aveva invitato, prese a dire dentro di sé: Costui se fosse un profeta, certo saprebbe che donna è costei che lo tocca, e com'è peccatrice. E Gesù, rivolgendosi a lui, disse: Simone, ho da dirti una cosa. Ed egli: Maestro, di' pure. Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento danari e l'altro cinquanta. Or non avendo quelli di che pagare, condonò il debito a tutte e due. Chi dunque di loro lo amerà di più? Simone rispose: Secondo me, colui al quale ha condonato di più. Gesù replicò: Hai giudicato rettamente. Poi, rivolto alla donna, disse a Simone: Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua, tu non hai dato acqua per i miei piedi, ma essa li ha bagnati con le sue lacrime e li ha riasciugati coi suoi capelli. Tu non mi hai dato il bacio; ma lei, da che è venuta, non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non hai unto di olio il mio capo, ma essa con l'unguento ha unto i miei piedi. Per questo ti dico: i suoi numerosi peccati sono stati perdonati, peché essa molto ha amato. Invece quello a cui poco si perdona, poco ama. Poi disse a lei: Ti son perdonati i peccati. E i convitati cominciarono a dire dentro di sé: Chi è costui che perdona anche i peccati? Ma Gesù disse alla donna: La tua fede ti ha salvata: va' in pace.

Maria Maddalena.

Ai tristi pensieri suggeriti dallo spettacolo della riprovazione d'un popolo deicida, la Chiesa s'affretta di far seguire quelli più consolanti che deve ispirare alle anime la storia della peccatrice del Vangelo. Anche questo tratto della vita di Gesù non si riferisce all'epoca della Passione; ma non sono i giorni, in cui siamo, i giorni della misericordia? e non è giusto che in essi glorifichiamo la mansuetudine e la tenerezza del cuore del Redentore, ch'è pronto a far discendere il perdono su un numero stragrande di peccatori di tutta la terra? Del resto, non è Maddalena la compagna inseparabile del suo crocifisso Maestro? Fra poco noi la vedremo ai piedi della Croce; studiarne questo personaggio d'amore, fedele fino alla morte, e consideriamo questo, ch'è il punto di partenza.


Il suo pentimento.

Maddalena aveva condotto una vita indegna; ci dice altrove il santo Vangelo che sette demoni avevano fissata in lei la loro dimora. Appena questa donna vede ed ascolta Gesù, immediatamente concepisce odio al peccato, ed un santo amore si rivela nel suo cuore; non ha che un desiderio, quello di riparare la sua vita passata. Ha peccato clamorosamente e perciò vuoi fare una ritrattazione clamorosa dei suoi traviamenti; ha vissuto nella lussuria: e d'ora in poi i suoi profumi saranno per il liberatore; era così vanitosa della sua capigliatura: con quella gli asciugherà i piedi; il suo volto non vorrà più saperne dei risi immodesti; gli occhi, coi quali seduceva le anime, s'immergono nelle lacrime. Dunque, per un impulso dello Spirito divino che la possiede, parte e viene a rivedere Gesù. Ma questi si trovava in casa del Fariseo, seduto ad un banchetto; perciò andrà a dar spettacolo di sé: che importa? s'avanza col suo vaso prezioso, e, in un attimo, è ai piedi del Salvatore; e là rimane, ad effondere il suo cuore e le sue lacrime. Chi potrebbe descrivere i sentimenti che si succedono nella sua anima? Lo stesso Gesù ce li rivelerà fra brevi istanti con una delle sue parole. Ma è facile scorgere dai suoi pianti quanto sia pentita; dalla profusione dei profumi e dallo sciogliersi dei suoi capelli, quanto sia riconoscente; e dalla sua predilezione per i piedi del Salvatore, quanto sia umile.


Il suo perdono.

Il Fariseo si scandalizza; per un moto di quella giudaica superbia che presto metterà in croce il Messia, ne trae occasione per porre in dubbio la missione di Gesù. "Se costui fosse un profeta, egli pensa, certo saprebbe che donna è costei". Ma se lui avesse lo spirito di Dio, riconoscerebbe il Messia promesso proprio dalla sua bontà condiscendente verso la creatura pentita. Con tutta la sua apparenza di virtù quanto è inferiore a questa donna peccatrice! Gesù si preoccupa a farglielo capire, facendo il parallelo tra la Maddalena e Simone il Fariseo; ma con questo paragone la Maddalena ne rimane avvantaggiata. Qual è dunque la causa che ha trasformato la Maddalena così da meritare non solo il perdono, ma anche gli aperti elogi di Gesù? Il suo amore: "essa ha amato il suo Redentore, lo ha molto amato"; e il perdono che ha ottenuto è in proporzione di quest'amore. Fino a poche ore fa aveva amato il mondo e la vita sensuale; ma il pentimento ha creato in lei un essere nuovo; quindi non cerca più, non vede più, non ama più nessuno che Gesù. D'ora innanzi seguirà i suoi passi, vorrà aiutarlo nei suoi bisogni; ma soprattutto lo vorrà vedere ed ascoltare; e quando, nel momento della prova, gli Apostoli saranno fuggiti, la Maddalena sarà là, ai piedi della Croce, a ricevere l'ultimo sospiro di colui al quale l'anima sua deve la vita.

Quale motivo di Speranza per il peccatore, nel sentire Gesù che gli dice: "Si rimette di più a colui che ama di più"! Peccatori, pensate ai vostri peccati, ma soprattutto ad accrescere il vostro amore: che sia in proporzione della grazia del perdono che riceverete, e "i vostri peccati vi saranno rimessi".


PREGHIAMO

Deh! Signore, sii propizio al tuo popolo, e fa' che, rigettando ciò che non ti piace, sia ripieno delle delizie che gli procurano i tuoi comandamenti.



da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 654-658