giovedì 14 marzo 2013

E Satana di fece Trino.... Il concildiabolo!


Dopo il nostro articolo Non placet a commento dell'ultimo libro di don Ariel Levi di Gualdo, abbiamo ricevuto una sua risposta, alla quale ci permettiamo di controbattere.


Don Ariel afferma: 

Nella mia opera “E Satana si fece Trino” spiego come il Concilio è stato mutato in altro, però lo faccio in modo cattolico, non essendo mia intenzione cadere in forme di manifesta eterodossia – dettate da rifiuti a priori – per salvaguardare una ortodossia che sarebbe a quel punto senza corpo e forma: una ortodossia senza Cristo.

Pur ammettendo che il Concilio si sia mutato in altro, egli formula un ragionamento che non possiamo condividere. Anzitutto noi non rifiutiamo a priori il Concilio, ma dopo aver dimostrato che esso contiene errori o quantomeno formule equivoche che non possono essere considerate cattoliche né in sé, né per la forma pastorale del Concilio stesso, né per il grave pregiudizio circa la mens del legislatore che promulgò i documenti conciliari, ed ancor meno per le intenzioni di chi, come conferma lo stesso don Ariel, sottrasse la trattazione di certi temi alla discussione dei Padri, confinandola nelle commissioni e sottocommissioni. 

Quindi: un atto che si è definito non dogmatico e che a priori si è depotenziato affermandosipastorale non può avere la stessa autorità dottrinale di un atto del Magistero. Rifiutarlo non è un atto eterodosso, al contrario: proprio per l'onore di Nostro Signore si deve difendere l'ortodossia, che non sussiste senza la sua sorgente che è Cristo Verità. 

A dire il vero, anche a noi, in epoche ormai remote, era venuta la tentazione di trovare nel Concilio quel tanto che ne autorizzasse un'interpretazione ortodossa, non fosse che per il doveroso senso di pietas che portò i figli di Noé a coprirne le vergogne. Ma fu ahimè presto evidente che con quel gesto si sarebbe reso oltraggio a Cristo e alla Sua inclita Sposa, che mai fu ebbra se non nella fallibilità dei suoi membri. Così fu arduo prendere alla lettera laSacrosanctum Concilium e citarne ad nauseam le raccomandazioni di salvare il latino in ritibus Latinis, quando chi ne fu artefice aveva già iniziato con la riforma della Settimana Santa a demolire l'intero impianto della Liturgia romana. Fu inutile appellarsi alla analogia fidei- secondo la quale non può esservi contraddizione tra diversi atti del medesimo Magistero - nel confutare i deliri di quanti vedevano nella Dignitatis humanae una negazione dellaMortalium animos. Vi fu un tempo in cui giungemmo addirittura a cercare di rendere il Novus Horror quanto più vicino fosse possibile all'antico Rito: ci accorgemmo che, ad onta dei nostri eroici sforzi, quella liturgia riformata poteva anche esser rivestita del manto regale, ma avrebbe pur sempre tradito l'eloquio volgare della meretrice. 

Fu per noi una fase, e non possiamo non auspicare che lo sia anche per don Ariel, la cui buona fede traspare dalla passione con cui difende la verità. Scoprirà il dotto sacerdote che, tra le insidie che il Maligno tende ai buoni, vi è anche quella di indurli a non combattere per la santa causa, sotto speciosi argomenti. Giacché, come ogni storico ben sa, non diversamente si comportarono molti, troppi chierici dinanzi alla pseudoriforma protestante: essi suonavano ancora il campanello all'elevazione, ma i loro riti erano inficiati dagli errori dell'eresiarca Lutero; cantavano inni in latino, ma non credevano più nel Sacerdozio cattolico; mantenevano le parvenze di un vago culto mariano, ma negavano alla Madre di Dio i Suoi titoli. Anche in quel caso c'erano dei paladini della ermeneutica della continuità, i quali si appellavano alla purezza delle origini pur denigrando la Chiesa di Roma. 

Ricordi don Ariel che le battaglie contro la Chiesa di Cristo non si vincono solo sconfiggendo il nemico in armi, ma inducendolo anche a desistere, fiaccandone lo slancio eroico, seminando la diserzione tra le sue schiere. O semplicemente negando che vi sia una battaglia in atto, sì da assediarli pacificamente per poi decimarli senza pietà. 

Don Levi di Gualdo concede: 

Non vado per il sottile affermando che soggetti pericolosi hanno usato il Concilio anche per far esplodere l'apostasia all'interno della Chiesa.

Ma questi soggetti pericolosi erano al Concilio, lo avevano modellato secondo i propri piani, avevano intimidito i pochi perplessi, avevano usato i più indegni sotterfugi per ottenere quello che si prefiggevano i nemici della Chiesa sin dal secolo precedente.

Quindi non si può affermare:

È mancata un’adeguata preparazione che avrebbe richiesto anni e anni di lavoro e soprattutto persone giuste.

Quella preparazione c'era già stata, sotto il vigile controllo del Card. Ottaviani, ma fu scartata con un colpo di mano dei Vescovi progressisti, affiancati da abilissimi gregari. Le persone giuste venivano messe a tacere senza scrupoli, nonostante il loro prestigio e la loro autorità, anche in piena aula conciliare. 

Tante sono le cose andate storte e oggi, all'interno della Chiesa, mancano governo, autorità e chiare direttive per ripristinare la sana dottrina.  

La medesima carenza di governo, autorità e chiare direttive mancò al Concilio, quando Giovanni XXIII e Paolo VI subirono senza fiatare i diktat di una indecorosa minoranza di prepotenti, dietro cui si muoveva la Massoneria, da sempre impegnata nell'affermazione di quelle istanze laiciste che la Chiesa doveva far proprie, se non con un atto del Magistero, con qualcosa che avesse la medesima solennità e la stessa aura di autorevolezza.  L'equivalente degli Stati Generali concessi da Luigi XVI da cui partì la Rivoluzione Francese.

Don Ariel, che ancora è giovane, avrà la sorte di poter leggere i documenti che tra qualche anno saranno accessibili negli archivi dei servizi segreti, nei diari dei Massoni, nei dossier del Sant'Uffizio, nelle memorie dei protagonisti stessi del Concilio: basterebbero queste a vanificare ogni tentativo di legittimare la più grande truffa nella storia della Chiesa: altro che donazione di Costantino! 


Anche durante l'Ultima Cena presieduta da Nostro Signore qualcosa andò storto: da una parte il Verbo Incarnato istituì l'Eucaristia, dall'altra Giuda lo tradì. Era sbagliato Giuda, o era sbagliata l'Ultima Cena istituita da Cristo?
e ancora:

I primi a non credere alla risurrezione furono i discepoli accorsi che giudicarono le donne delle visionarie.


Dire che Nostro Signore presiedette l'Ultima Cena stride: lasciamo queste espressioni ai fautori della liturgia riformata. Egli istituì il Santo Sacrificio della Messa e l'Ordine Sacro, senza impedire che Giuda ricevesse la Comunione e la Consacrazione Episcopale in stato di peccato grave, gravissimo; predisse anche a Pietro che L'avrebbe rinnegato tre volte. Ma non dimentichiamo che lo Spirito Santo doveva ancora discendere sugli Apostoli nel Cenacolo e far nascere la Chiesa, e che la loro infedeltà - causa di dannazione per Giuda, e di pentimento per Pietro - non impegnava minimamente l'assistenza dello Spirito Santo, secondo le promesse di Cristo. Infatti, quando Pietro sostenne al Concilio di Gerusalemme che la circoncisione doveva essere conferita anche ai nuovi Cristiani, fu contrastato da San Paolo, e alla fine non impose a credere, come Vicario di Cristo, un errore che aveva momentaneamente professato come privato dottore. 

Senza dire che l'attore principale dell'Ultima Cena fu Cristo, mentre Giuda ne era semplice testimone; nel Concilio viceversa era considerato traditore chi difendeva Cristo, e gli attori principali erano innumerevoli Giuda, che non ebbero nemmeno il coraggio di impiccarsi (a parte il fallito tentativo di Mons. Bugnini).

Quanto alla fede nella Risurrezione, a parte l'incredulità di Tommaso, andrebbe detto che San Pietro e San Giovanni ne furono testimoni quasi immediati, e che se esitarono fu propter metum Judaeorum, esattamente come al Concilio esitarono in tanti a denunciare gli erroripropter metum Modernistarum. La Lettera agli Ebrei non pare lasci dubbi sulla loro fede nella Risurrezione e sul quem vos crucifixistis oggi così scomodo per le Gerarchie prone alla Sinagoga. 

Don Ariel conclude: 

Dinanzi al male che ci sta divorando dall'interno mi sono permesso di suggerire una soluzione: quella autorità che la Chiesa non può omettere di esercitare.


Non possiamo che condividere questo auspicio. Duole notare che l'esercizio dell'autorità, dal Concilio ad oggi, pare realizzarsi solo quando vi è da punire chi si oppone al nuovo corso, mentre si arresta davanti ai veri ribelli. 



Né potrebbe essere altrimenti: finché l'idolo conciliare non sarà abbattuto, assieme alla infausta memoria dei suoi artefici, sarà impossibile punirne i gran sacerdoti che assediano Roma da cinquant'anni. E se proprio non si ha il coraggio di condannarlo come Conciliabolo, che almeno se ne decreti la damnatio memoriae

Nessun commento:

Posta un commento